Come un’aquila

Provo molta pena per tutte quelle persone che in tutti questi anni si sono prestate in modo indegno a fingere con me per estorcermi informazioni che avrebbero reso più chiaro chi fossi, per indurmi a pensare quello che volevano pensassi o per deviarmi dalla verità, come se non avessi già sofferto abbastanza. Queste persone non si sono fatte scrupolo di fingere con me pur dimostrandosi amiche, ma hanno pensato soltanto a compiacere qualcuno che a sua volta non si è fatto scrupolo di manovrarle. Sono sempre stata al gioco ma ora mi sono stancata e voglio ricordare a tutti che l’intelligenza è come un’aquila, superiore, e vola più in alto delle mediocrità.

Quelle mani dietro la schiena

Era una tiepida giornata di sole, quella domenica di dicembre 2018. Camminavo per la strada con passo cadenzato ma senza fretta e con un tutore ben fisso sul mio braccio, compagno inseparabile di quei giorni d’inverno. Ero diretta al posto di sempre, vicino al bosco. In lontananza vidi un uomo di spalle, camminava con la schiena ricurva in avanti e le mani incrociate dietro, in mano aveva un bastone e ogni tanto tirava un colpo ai fili dell’erba. Non era solo, con lui c’erano due persone conosciute con le quali mi fermai a parlare quando arrivai vicino a loro. L’uomo mi guardava con un accenno di sorriso sulle labbra. Non lo conoscevo ma mi trasmetteva qualcosa che non affiorò alla coscienza in quel momento. Parlavo con le altre due persone e lo guardavo: chi era quest’uomo? Aveva due occhi di un blu intenso, bellissimo, mai visto. “Venga signora, mi disse, andiamo a fare una passeggiata” e mi toccò leggermente il braccio… Mi trasmise una bella sensazione, di gentilezza e correttezza, ma risposi di no, ero chiusa nei miei pensieri e nella convinzione che l’uomo che aspettavo di incontrare avesse gli occhi scuri. Salutai e me ne andai ma quegli occhi mi rimasero nel cuore, quelle mani giunte dietro la schiena protesa in avanti mi ricordavano qualcosa, una foto…

Tornano i ricordi

Mi ricordo ancora quella sera che mi dissero che eri morto, era il 22 dicembre…”Sono suo figlio, mio padre è morto il 19, ieri c’è stato il funerale”… Parallelamente un tuo conoscente pubblicava un post, proprio il 22 dicembre, dove scriveva:”Oggi il mio amico fraterno ci ha lasciato”, con tanto di papalina rossa e foto natalizie… Alla faccia del dolore! Ma andrò anche oltre e ti dico che una croce in terra e una foto non fanno un morto, soprattutto se su una foto fresca ci sono chiodi vecchi e arrugginiti…
In realtà il figlio eri tu e quella voce che sempre mi aveva colpito e che riconobbi era la stessa voce dell’uomo che qualche anno prima, per telefono, mi chiese di cercargli l’orario dei treni per Fiesole… Ricordi? Mi dicesti:”Tu se una donna da sposare”! E non sai quanto avevi ragione! Io sono veramente una di quelle donne ancora vere, rare ormai da trovare, che può trasformare la vita di un uomo in un sogno – a volte anche complicato – ma che si rinnova ogni giorno: fedeltà, amore, complicità, servizio. Si, servizio, proprio come accadeva un tempo – che oggi appare quasi preistoria – quando una donna non era l’antagonista del suo uomo ma carne della sua carne, tratta dal suo costato non per essere inferiore ma per essere da lui protetta e rispettata.

Nonostante tutto

La bellezza è l’unica essenza che ho nel cuore, nonostante tutto.

Questo è il tempo

Sono molto stanca di lottare, stanca di rinunce, privazioni, umiliazioni. Stanca di combattere una guerra per la quale non ho armi e in fin dei conti non ne ho mai avute, se non l’impeto della mia gioventù. Sono una donna e come tale voglio vivere e lasciare ad un uomo battaglie che non sono per me. Sono disposta a trattare, ad ascoltare chiunque avrà qualcosa da dirmi da parte tua, ma non ha mai osato farlo temendo una mia brusca chiusura: grande errore è stato questo, perché in cuor mio non ho desiderato altro. Caro uomo, caro amico, questo è il momento di prendere o di lasciare, di decidere se entrare nella mia vita con onore e onere o di uscirne per sempre. Non è più tempo di giocare e di riflettere, ma di agire.