Infatti Pino (chiamerò con questo nome di fantasia questo signore) non era molto soft, nel senso che era imprevedibile e non inquadrabile in nessuno schema. Mi diceva spesso che amava parlare con me e, a dire il vero, lo dimostrava anche; mi diceva sempre che quando aveva parlato con me, la sera, poi si rilassava e dormiva sereno. Non mi ha mai detto dove abitava, parlava genericamente di Roma, Siena e altri luoghi, ma io credo che lui abitasse in una caserma. Oggi che é passato un po’ di tempo mi appare più chiara questa cosa. Cioè Pino non si è mai veramente rivelato. È rimasto nella mia memoria come un ricordo sospeso, troncato di netto quando meno me lo aspettavo. Lui non riusviva ad andare oltre, a dirmi come stavano veramente le cose, eppure glielo avevo chiesto in tutte le lingue. Forse non poteva, o forse semplicemente non voleva. Aveva una moglie? Credo di si, anche perché il fine settimana non era mai disponibile, o quasi mai. Eppure quando lo vidi l’ultima volta in un giorno di maggio, mi chiese di sposarlo.”Sposarti”? Ribattei infuriata, mentre lui spalancava le braccia come per dire: “Non capisco”. “Ti sei sempre rifiutato di dirmi come stanno veramente le cose e mi chiedi di sposarti”?
Avevo il cuore avvelenato in quel momento, ma era tanto che pativo per una situazione che mi angustiava profondamente e dalla quale non riuscivo a venire a capo, che esplosi. Ricordo che stetti male molti giorni dopo quell’incontro nel quale avevo riposto grandi speranze di avere finalmente un chiarimento, e l’ennesimo fallimento mi distrusse dentro.
SEGUE